Massimiliano

Massimiliano

venerdì 29 aprile 2011

UILL E CHEIT

Esco. Prova generale del concerto diretto da Mehta, aperta alle scuole, alle ore 10.30. La partecipazione del Coro stavolta si limita a pochi minuti. Poco dopo le 11 torno a casa. La tv è accesa, si vede questa magnifica chiesa, sta per succedere qualcosa. Ri-esco, ho un appuntamento. Faccio benzina, vado in banca, pago l'assicurazione. Torno a casa. C'è sempre la stessa inquadratura della chiesa, il luogo dove anche Diana si era sposata, ovviamente. Anzi no.. Mah! D'altra parte, LUI è il figlio di Diana. Parlano di non so cosa a proposito del cerimoniale. Si sta facendo tardi, è quasi l'una. Compro qualcosa, torno, "avvio la cucina". Maccome! Si sposano all'una? Ah già, c'è il fuso orario... E' il matrimonio del secolo (vabbè, siamo solo all'anno 11...)
Metto la pentola sul fuoco. La Regina indossa un abito giallo, i buucmechers gongolano,  lo davano a due. il colore dell'abito dico...Segue minuziosa descrizione dell'abito della sposa. Sbatto le uova per una frittata, intanto lo sposo in uniforme accompagna la sua colombella sulla carrozza. La stessa che usò Diana. Mah! Dovesse piovere, la carrozza resterà scoperta ugualmente. La folla è festante. Metto la frittata in padella. La rigiro. Per strada tutti indossano qualcosa di azzurro, in omaggio alla Casa Reale. Mah! Metto in tavola. Cucchiaiata di minestra. La Regina, notoriamente più realista del Re, ha preteso che in caso di divorzio i figli restino col padre(!!). Ecco, mi è andato quasi il boccone di traverso. comincio la frittata. La sposa è radiosa, dicono che abbia fatto un trattamento a base di ossigeno (Boh?) per essere più splendente. tutte cose molto interessanti, non c'è che dire. quasi rimpiango che oggi non ci sia Studio aperto. Titoli di coda, gli sposi entrano in bacchingampalas e ne vengono come inghiottiti.
Ora la parola passa ai semini e egli ovetti. Auguri!

martedì 19 aprile 2011

QUALCHE DIO memorie dal Giappone prima parte

Salve a tutti . Qui pubblico la prima parte del mio diario del viaggio in Giappone nella sua prima versione, prima della sua pubblicazione su "La Nazione".
A volte mi capita di pensare che la mia vita sia sempre uguale. Un’ occasione per rendermi conto che tante cose invece cambiano sono questi viaggi in Giappone.
Dal 1996, infatti, una volta ogni cinque anni andiamo a Tokyo per rappresentare l’Opera italiana, amatissima dal pubblico giapponese. Tutte le recite delle Opere di Verdi e Puccini che andremo a rappresentare sono sold out da mesi a prezzi altissimi.
Come dicevo queste occasioni sono un’istantanea della mia vita, che mi mostrano cosa è cambiato nel tempo trascorso tra un viaggio e l’altro.
Il mio primo viaggio lo affronto poco dopo il mio arrivo a Firenze, fresco vincitore di concorso nel Coro del Maggio Musicale. Sono single e conosco poco i colleghi, ma l’ambiente mi appare subito accogliente. La trasferta è l’occasione per conoscere di più l’ambiente e per maturare l’amore per quel paese meraviglioso che è il Giappone. Dal punto di vista artistico è un trionfo del Maestro Mehta e di tutto il Teatro fiorentino, che ci dà tante emozioni ed apre la strada ad una lunga collaborazione.
Nel 2001 parto insieme alla donna della mia vita, conosciuta nel frattempo e la guido nei percorsi intrapresi con gli amici cinque anni prima. Un viaggio bellissimo, che prelude ad un matrimonio felice. Riguardo al lavoro, ancora una volta il successo arride alle nostre rappresentazioni, aggiungendo soddisfazione a gioia.
Nel 2006 lascio a casa con un pizzico di malinconia la mia donna, con la nostra bambina di 2 anni e parto, con la serenità di chi ritrova una casa lontana, dove ogni tanto ha voglia di passare.
Sto divagando, lo so, ma credo che sarebbe difficile capire cos’è il Giappone per me e per tutti noi, senza questa premessa.
Marzo 2011, dunque si parte. Nel frattempo le bambine sono passate a due, la seconda ha solo un anno; anche stavolta devo partire da solo.
8 marzo.
Alle 9 di mattina giungiamo all’aeroporto Narita di Tokyo per essere poi trasferiti in pullman al solito hotel. Il problema è sempre quello: restare svegli fino a sera, con un sonno micidiale. Tra la stanchezza del viaggio e il jet lag, è davvero difficile tenere gli occhi aperti.
Per vincere il sonno decido, con un piccolo gruppo di amici, di visitare i giardini del palazzo imperiale. L’allegria è tanta, alcuni di noi visitano il Giappone per la prima volta. Siamo lieti di far loro da Ciceroni. Durante la visita incontriamo un biologo, esperto della flora locale, che ci dedica tutta la mattinata, prodigandosi in spiegazioni approfondite e donandoci simpatia e calore umano. Le spiegazioni sono in inglese, ma uno di noi è fidanzato con una ragazza giapponese (la quale per uno strano caso è rimasta in Italia), parla un po’ di giapponese ed agevola la comunicazione.
Sempre per restare svegli trascorriamo la serata a Shibuya, quartiere giovane e chiassoso, tuffandoci tra le sue luci colorate alla ricerca di un buon ristorante