Salve a tutti . Qui pubblico la prima parte del mio diario del viaggio in Giappone nella sua prima versione, prima della sua pubblicazione su "La Nazione".
A volte mi capita di pensare che la mia vita sia sempre uguale. Un’ occasione per rendermi conto che tante cose invece cambiano sono questi viaggi in Giappone.
Dal 1996, infatti, una volta ogni cinque anni andiamo a Tokyo per rappresentare l’Opera italiana, amatissima dal pubblico giapponese. Tutte le recite delle Opere di Verdi e Puccini che andremo a rappresentare sono sold out da mesi a prezzi altissimi.
Come dicevo queste occasioni sono un’istantanea della mia vita, che mi mostrano cosa è cambiato nel tempo trascorso tra un viaggio e l’altro.
Il mio primo viaggio lo affronto poco dopo il mio arrivo a Firenze, fresco vincitore di concorso nel Coro del Maggio Musicale. Sono single e conosco poco i colleghi, ma l’ambiente mi appare subito accogliente. La trasferta è l’occasione per conoscere di più l’ambiente e per maturare l’amore per quel paese meraviglioso che è il Giappone. Dal punto di vista artistico è un trionfo del Maestro Mehta e di tutto il Teatro fiorentino, che ci dà tante emozioni ed apre la strada ad una lunga collaborazione.
Nel 2001 parto insieme alla donna della mia vita, conosciuta nel frattempo e la guido nei percorsi intrapresi con gli amici cinque anni prima. Un viaggio bellissimo, che prelude ad un matrimonio felice. Riguardo al lavoro, ancora una volta il successo arride alle nostre rappresentazioni, aggiungendo soddisfazione a gioia.
Nel 2006 lascio a casa con un pizzico di malinconia la mia donna, con la nostra bambina di 2 anni e parto, con la serenità di chi ritrova una casa lontana, dove ogni tanto ha voglia di passare.
Sto divagando, lo so, ma credo che sarebbe difficile capire cos’è il Giappone per me e per tutti noi, senza questa premessa.
Marzo 2011, dunque si parte. Nel frattempo le bambine sono passate a due, la seconda ha solo un anno; anche stavolta devo partire da solo.
8 marzo.
Alle 9 di mattina giungiamo all’aeroporto Narita di Tokyo per essere poi trasferiti in pullman al solito hotel. Il problema è sempre quello: restare svegli fino a sera, con un sonno micidiale. Tra la stanchezza del viaggio e il jet lag, è davvero difficile tenere gli occhi aperti.
Per vincere il sonno decido, con un piccolo gruppo di amici, di visitare i giardini del palazzo imperiale. L’allegria è tanta, alcuni di noi visitano il Giappone per la prima volta. Siamo lieti di far loro da Ciceroni. Durante la visita incontriamo un biologo, esperto della flora locale, che ci dedica tutta la mattinata, prodigandosi in spiegazioni approfondite e donandoci simpatia e calore umano. Le spiegazioni sono in inglese, ma uno di noi è fidanzato con una ragazza giapponese (la quale per uno strano caso è rimasta in Italia), parla un po’ di giapponese ed agevola la comunicazione.
Sempre per restare svegli trascorriamo la serata a Shibuya, quartiere giovane e chiassoso, tuffandoci tra le sue luci colorate alla ricerca di un buon ristorante
sai gia che ho apprezzato, ciao Massi.
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